E' uno dei rari sabati liberi dal lavoro. Non posso lasciarlo andare via inutilmente, in primis perchè le previsioni promettono un cielo color carta da zucchero. Mi gioco una fetta di carriera (sento già le risate di chi mi conosce...) e diniego l'invito ufficiale del mio capo alla partita di calcetto. Devo capitalizzare questo tesoro di sabato anche se potrebbe essere un pessimo investimento a lungo termine. Ma è tempo di partire: oggi mi servono gli scarponi. I guanti da portiere saranno per un'altra volta!
La Val Ferret l'ho già visitata troppe volte da sfortunato fondovallista, ed un paio di escursioni in Mountain Bike mi hanno sempre stuzzicato l'appetito. L'occasione è buona per aumentare la già notevole collezione di "cartoline" del Bianco italiano: il versante di Ferret non l'ho mai visto da una posizione rialzata in primo piano. Decido per la salita al Colle Battaglione Aosta, 2.882 m., situato, approssimativamente, nella metà della sinistra orografica della Val Ferret, tra la Testa Bernarda e la Tete Entre Deux Sauts. Per arrivare al colle, occorre risalire il vallone dell'Armina, dalla località Pra Sec (1.653), seguendo i sentieri 29-30 poi 6.
Non conosco nulla di questa zona, nè ho voglia di consultare la cartina. Non ci sono praticamente difficoltà di sentiero, quindi non mi va di leggere in anticipo "come finisce la storia" dalla mappa. Aumento la velocità: è il solo modo per scaldarmi in questa mattinata che mi costringe alla camicia felpata anche dopo un'ora buona di cammino.
Dalla parte opposta una dolce e regolare valle porta nella comba di Planaval - La Salle ed una solitaria Grivola campeggia lontana, disturbata dalla luce controsole. Il Paramont ed il Rutor reclamano a loro volta un breve ruolo da comparse. Ma la vista rimane catalizzata dall'imponenza del Re e dalla sinistra parete rocciosa della Grand Rochere, così vicina e così impervia.
Mentre salgo al passo, che separa il vallone d'Armina con quello di Malatrà, campeggia l'invitante cresa erbosa, rivolta a sud, che è una vera delizia per gli occhi e pensare di fare la Tete Entre Deux Sauts in traversata, per ridiscendere sul colle, è come invitarmi a mangiare il mio piatto preferito. All'1 e 15 arrivo in punta alla Tete Entre Deux Sauts (2.728 m.), vetta che è più facile da salire che da pronunciare.
La Tete Entre Deux Sauts mi ha donato le soddisfazioni sperate: un grandioso 360° sul Re ed i suoi cortigiani. Splendido è anche il vallone di Malatrà che ora si apre ai miei piedi. Ancora una volta tale vista mi è fatale, perchè, dato che ci sono, decido di completare la traversata scendendo nel vallone stesso. E penso alla grandiosità di questo "panorama di riserva", fatto dai denti di Malatrà e dal colle omonimo, dalla Punta di Malatrà, dalla fresca ed innevata imponente parete rocciosa della Grand Rochere, che da tetra dominatrice del Battaglione Aosta si è trasformata in una bianca cattedrale. Ancora campeggiano gli stupendi colori rossicci della Testa Bernarda ed i suoi prati bruciati dall'asciutto, che contrastano violentemente con le tonalità violacee della neve fresca in ombra depositata sui versanti settentrionali della Tete Entre Deux Sauts. Il cobalto del cielo si riflette sulla neve e gioca ad alterare colori ed a mettere in difficoltà i fotografi che lasciano a casa l'indispensabile filtro UV.
Resto ancora un po' anestetizzato dallo spettacolo e poi scendo sul Pas Entre Deux Sauts (2.524 m.). Una lunga traversata poco ripida mi porta all'Alpe Malatrà (2.056 m.). Ancora qualche minuto e si scende al Rifugio (meglio sarebbe dire "albergo") Walter Bonatti (2.023 m.) che tutto si può dire tranne che sia brutto. Peccato che con la montagna non c'entri nulla, nè serva a chi di montagna se ne intende. Un capolavoro di rifugio destinato a gente che non potrà mai avere un'idea reale di cosa significhi veramente passare una notte in quota. Con i piedi ormai demoliti da troppa strada, raggiungo in mezz'ora abbondante la carrozzabile e ridiscendo a Pra Sec per raggiungere l'auto.
Sono le 16 e 12 minuti e tra 48 minuti incomincerà la partita di calcetto, a Scarmagno. Io non sono ancora arrivato manco a Courmayeur.