Questa è la storia di una gita che ho fatto a sorpresa, inconsapevole che avrei finito per percorrere la traversata dal Rifugio Bezzi al Rifugio Chalet dell'Epée, privato. Mi spiego meglio, prima che qualche lettore chiami la Croce Verde e mi faccia rinchiudere.
Ormai consapevole che la prima neve avrebbe limitato i miei orizzonti escursionistici, sono andato a fare una passeggiata nei pressi del Bezzi, perchè era un bel po' di tempo che non salivo in quelle belle lande. Dato che tutta questa neve ipotizzata non c'era affatto e, raccontare del tragitto Usellieres - Rifugio Bezzi è esaltante quanto parlare della nebbia in Padana, mi sono "inventato" sul momento l'escursione.

C'è un comodissimo e ben tracciato sentiero che collega i due rifugi della Valgrisenche, e, una volta raggiunto il Bezzi, ho semplicemente sfruttato questo lunga "alta via", posta a metà altezza rispetto al fondovalle, e capace di offrire scorci notevoli sull'ambiente Valgrisa e sulle sue severe montagne. Quest'angolo di Valle d'Aosta è sicuramente fuori dalle rotte abituali durante l'alta stagione, e può essere un valido suggerimento alternativo agli affollati assembramenti che si creano nei luoghi dai "soliti nomi". Ma c'è di più: se è vera la legge che la concentrazione di umanità è direttamente proporzionale alla vicinanza dei rifugi, questa traversata vi regalerà ulteriore pace. Il giorno della mia visita non fa testo: 25 ottobre 2001, giovedì. I segnali di vita da me riscontrati sono stati: uno stambecco solitario, mentre salivo ai Laghi di San Martino; un ragno che girava nella neve nei pressi del suddetto lago; un elettricista che stava riparando un'insegna nel centro di Valgrisenche; tre autovetture incrociate durante l'andata e ritorno da Arvier a Usellieres.

Scontato l'arrivo al Bezzi; fa freddo, per scaldarmi mi muovo un po' veloce, arrivando in un ora e un quarto. In breve per chi non conosce il posto: seguire l'interpoderale da Usellieres sempre dritto. Eterni pianori lasceranno la via ad un sentiero, che si decide a salire una volta raggiunta una strozzatura della valle. Da qui in pochi minuti si giunge al Bezzi. Avvertenza per chi, come il sottoscritto, si trastulla fuori stagione: giustamente i ponti vengono smontati. Ci sono un paio di torrentelli da guadare. L'ultimo, generato dalle pendici del Mont Vaudet, che è anche il più rigoglioso, oltre ad essere ben in ombra, ha tutte le pietre rivestite di ghiaccio, mentre l'acqua scorre giuliva. L'attraversamento non è quindi da prendere sottogamba. Parlo per esperienza personale ... bagnata.

Arrivo al Bezzi: era una vita che non ci andavo, dicevo. Non avevo mai visto l'ammodernamento prima d'ora. Molto bello il locale invernale, complimenti a chi l'ha costruito. Dal pianoro del Bezzi, prima una sbirciata verso il Ghiacciaio di Gliairetta, bastionata glaciale posta a chiusura della Valgrisenche, cresta di confine Italia-Francia. Dalla Becca della Traversiere sull'estrema sinistra, il ghiacciaio si estende fino nei pressi della Grande Sassiere. I fianchi della valle si innalzano poderosi, non lasciando vedere più di tanto i monti che la circondano. In direzione ovest il Bezzi è dominato dalla mole rocciosa della Becca di Suessa e dal ghiacciaio pensile della Punta Plattes des Chamois. Verso levante il catino erboso preclude viste interessanti, in collaborazione con il forte controsole che rende le montagne solo contorni neri.

Traversata Bezzi-Epée. Dal Bezzi, prendere verso sinistra un sentiero (12a,b,c) denominato Alta Via Glaciale (Haute Route Glaciaire) che sale rapidamente sfruttando numerosi tornanti. Una volta risalito il salto vallivo, il sentiero, sempre ben marcato, prende in direzione nord con lunghi traversi in leggera ascesa. Giunti nei pressi della parte bassa del Piano di Vaudet, un cartello indicatore segnala a mezz'ora di marcia i Laghi di San Martino. Mezz'ora ben investita: un gran bel posto con colori da favola. Chi non vuole salire agli splendidi laghi, fili dritto, sempre puntanto vero nord. Chi sale ai laghi sappia che al ritorno non è necessario seguire il percorso fino al cartello, ma una evidente cresta erbosa riporta nei pressi di un ometto gigante sulla retta via per la traversata Bezzi-Epée.

Quest'ometto gigante è il riferimento cartografico nei pressi del Mont Vaudet. Incomincia ora il tratto di traversata meno bello: dal Vaudet ai dintorni della Becca Refreita. All'inizio il sentiero scende per attraversare in rapida successione il torrente San Martino ed il torrente Giasson, con i ponti in dotazione stavolta. Poi si inoltra in un lunghissimo tratto in piano sotto il costone roccioso della Becca Giasson. E' un brutto attraversamento di pietraia, sospesi a metà vallone. In basso compare la strada interpoderale percorsa per salire al Bezzi. Rimane di conforto la vista sulla parte opposta della Valgrisanche: meno male!

L'ultimo tratto in piano, antecedente la salita alla Costa Refreita, è segnato da una grande pietraia rossa inframezzata da alcuni guadi minori. E' un angolo molto suggestivo con colori splendidi. A breve il sentiero riprende a salire, per superare la dorsale della Becca Refreita in un punto intermedio ben visibile, a causa dei tornanti che segnano il pendio ora più ripido. Rimontata la cresta ha inizio la seconda parte della traversata, quella del vallone dell'Invergnan. Qui è finalmente giustizia per gli occhi a 360°: questo è il passaggio più spettacolare dell'intera traversata.

Invergnan. Discesa dalla cresta di Refreita, superamento di una pietraia e finalmente il campo aperto del centro vallone. La vista sulla Grande Rousse, sui suoi ghiacciai attaccati alle ripide balze rocciose, il maestoso manto della Becca Giasson riempiono gli occhi. L'ambiente torna nuovamente grandioso e spettacolare, libero da coste rocciose opprimenti. Gli ampi spazi offerti dalla conca dell'Invergnan sono un momento liberatorio al senso claustrofobico vissuto poco prima.

Epée o ritirata? Chi ne avesse a sufficienza può ritornare da questo vallone immediatamente su Usellieres, passando per la grande montagna dell'Alpage du Mont Forciaz. Come fare? Proseguire il traverso fino a quando non si incontra un comodo sentiero, che imboccato nel verso della discesa porta all'alpeggio sopra citato, mentre in salita conduce al bivacco Ravelli, incastonato su di un contrafforte tra il Mont Forciaz e l'impressionante parete nord-ovest della Grand Rousse (sentiero 9-10). Il vantaggio di questa ritirata è che, scendendo, si utilizza il sentiero che transita nella Foresta Monumentale di Larici, 56 alberi, se la memoria non mi inganna, d'età compresa tra i 400 e 500 anni e dalle dimensioni ragguardevoli.

Epée. Lasciato il bivio per il Ravelli o l'Alpage du Mont Forciaz, ancora un breve traverso in piano lungo ripidi pendii erbosi. Aggirata una caratteristica roccia bianco-nera c'è pronta una secca salita, l'ultima della giornata; introduce in breve nel Vallone del Bouc. In pochi minuti le tre nuovissime baite dell'Alpage de l'Epée (2.345 m.) sono a disposizione. Il rifugio Chalet de l'Epée (2.370 m.) è a spiccioli di distanza, accovacciato sotto un promontorio roccioso. Qui il locale invernale è ancora più carino del Bezzi: quel che è giusto è giusto! Ancora una sbirciata appena sopra il rifugio, perchè il vallone del Bouc è sempre un posto bellissimo. Grande scenografia la zona sotto la Becca di Tei, il Col Finestra, la regale Punta di Rabuigne, il solitario ghiacciaio di Lepére, per salire al Mont Forciaz.

L'ultima luce mi accompagna rendendo ancora più magico quest'angolo di mondo a me così caro. L'unico rammarico è l'opposto Ormelune, ovattato dalla nebbia che da metà giornata sale dal confine francese. Scendo, impiegando circa un'ora, lungo l'interpoderale di servizio dell'Epée, servendomi saltuariamente di una serie di scorciatoie. Purtroppo la mia scarsa familiarità con i sentieri di questa zona mi preclude l'attraversamento della Foresta Monumentale, riuscendo a scorgere soltanto il suo margine inferiore. Sarà comunque molto semplice ritornare a visitare questo interessantissimo sito, perchè bastano pochi passi da Usellieres: prima in direzione Bezzi, poi, una volta svoltato a sinistra verso lo Chalet de l'Epée, un paio di minuti di comodo sterrato.
Per oggi va bene così. Data la longevità degli alberi sicuramente non mi mancheranno opportunità future.