La
definizione per il Lac Mort? Eccola servita: "il più bel brutto
posto della Valle d'Aosta". In due parole esattamente contrarie ci sono
tutti gli aspetti di questa breve escursione. Lo scenario desolante dove quest'occhio
color indaco è situato e la grandiosità assoluta dei panorami
offerti per arrivare fin quassù. Rincaro la dose: la tribolata costa
che ha come limiti la Becca Bovet e la Punta Gerlach, pur essendo un bastione
apparentemente friabile, ha il fascino della vera catena montagnosa, con pareti
imponenti e colori accesissimi con il violento contrasto del cielo sereno. Ha
il suo fascino anche la conca pietrosa ove il lago prende forma: così
aspra, così isolata dal resto del mondo e, al tempo stesso, impreziosita
dalle acque dalle intense tonalità. E' il luogo della contraddizione
allo stadio naturale.
Partenza dalla diga di Place Moulin. Segnavia numero 7. Dritti fino all'imbuto del Lago Morto, non c'è possibilità di errore. Nei pressi del parcheggio c'è una strada interpoderale che sale in direzione ovest. Superati un paio di tornanti si giunge ad una galleria. La traccia, ben segnalata, conduce immediatamente a destra del grande manufatto ed incomincia una lunga serie di tornanti in un rado bosco. La caratteristica di questo primo tratto è l'ingombrante presenza di numerose costruzioni metalliche (reti e paravalanghe) poste a difesa della sottostante diga. L'inconfondibile turchese del lago di Place Moulin incomincia a saturare l'occhio, emergendo con prepotenza dai colori altrettanto accesi del bosco. Fino ai resti dell'Alpe la Mea (2.320), non c'è tregua. Dopo l'ultimo enorme paravalanghe, ha termine la prima balconata, brutture metalliche comprese ...
Tra l'Alpe la Mea e Les Seyteves (2.455) la pendenza concede una breve tregua. In compenso esplode con prepotenza il panorama, soprattutto prima di giungere all'ultima montagna citata. Da una sorta di balcone naturale c'è un punto da cui si può osservare interamente il lungo bacino di Place Moulin. E' il trionfo dell'estetica alpina: l'acqua incredibile si amalgama armonicamente con il grande ghiacciaio delle Grandes Murailles. Sullo sfondo giganteggiano la Dent d'Herins e l'intera catena che dà nome al ghiacciaio. In ombra si intuiscono le fattezze dello Chateau Des Dames, del Monte Dragone e della Punta di Fontanella.
Dopo la meritata pausa panoramica, il percorso riprende su pendii intermedi, salendo lungo il profilo vallivo meno spettacolare, che nasconde alla vista il fondo valle. Lasciata la località Les Seyteves, si procede al centro di un valloncello, quindi si oltrepassa un piccolo guado. Ancora un tratto anonimo da superare, poi le quattro casere di Plan Vayun (2.578 m.) vengono raggiunte.
Plan Vayun è un autentico tavolato erboso, sospeso tra il baratro vallivo ed uno scivolo erboso-roccioso posto ad occidente. Interrompe un tratto dell'itinerario senz'altro anonimo e permette di scoprire una nuova gemma che si erge con geometrica precisone ad est: la Becca di Luseney, piramidale cuspide di ghiaccio e roccia. Proseguendo il cammino, il sentiero attraversa campi pietrosi fino a giungere ad un segmento più ripido, fiancheggiato dalla cascata emissaria del Lac Long (2.720 m). Questo piccolo lago, dai colori cangianti è incastonato in un bacino erboso e di detriti dominato dalla severa mole della Becca Bovet. Qui si incomincia a capire il concetto del brutto-bello: la desolazione delle dure pietre ingentilite dall'acqua color tormalina che diventa smeraldo quando si lascia il lago alle spalle.
Si supera il Lac Long marciando lungo la riva sinistra (sud) e mirando allo scivolo erboso appena alla destra di una grossa roccia. In questo punto le tracce si fanno un po' desiderare ...
L'ultimo tratto è una secca salita su terra e pietre
che conduce all'ampia conca dove giace, nascosto, il Lac Mort. L'idea dell'oasi
in mezzo al deserto sassoso, non è per nulla balzana, non fosse per la
quantità di neve presente. Data l'altitudine, il lago è spesso
ghiacciato fino a tarda estate. Come già detto, è imponente la
cresta rocciosa composta dalla Becca Bovet, la Becca des Lacs, le Aiguilles
Rouge e Blanche des Lacs e la tozza forma della Punta Gerlach, un vero e proprio
cumulo di pietre.
Dopo la meritata pausa, ci sono due modi per tornare indietro: per la via della
salita oppure tagliando dritto lungo la grande pietraia alla ricerca del terzo
lago della zona, di Mont Ros (q. 2.628).
Per chi ha voglia di avventurarsi lungo la discesa alternativa, attraversare la pietraia in piena direzione E, grossomodo puntando idealmente verso la Becca di Luseney. Dapprima raggiungere una pozza limpidissima, proprio ai piedi della Becca Bovet, poi proseguire oltre il cambio di pendio, dal quale si vede il lago di Mont Ros. Da quest'ultimo bacino è nuovamente visibile per intero la catena dalla D'Herins fino alla Luseney: e meno male, perchè il lago, in sé, è abbastanza deludente ... Per rientrare su Plan Vayun occorre marciare sul ciglio della balconata erbosa, in leggera salita in direzione NE, fino a quando si incontra un grande scivolo erboso proprio al di sopra delle baite; è l'unico varco tra salti di roccia. Sfruttando una traccia molto debole, dapprima su un pendio ripido, poi man mano più dolce, si giunge nei pressi dell'ampio pianoro di Vayun per rientrare sul sentiero numero 7.
Ma non è ancora finita, perchè la luce pomeridiana regala la miglior esposizione sui ghiacciai e l'esagerazione cromatica del Lago di Place Moulin. Come già descritto nell'itinerario del Col Collon, il finale di giornata è cento per cento entusiasmo puro, per gli occhi e, di conseguenza, per lo spirito. Non si riesce mai a venir via da tal bellezza. Dalle alte balconate tra Les Seytives e La Mea lo spettacolo ha davvero connotati inestimabili e vale sicuramente la pena spendere ancora qualche minuto e soffermarsi con calma per fare il pieno di cotanto splendore. Se venite su di qua ed avete dimenticato un registratore di ricordi, memoria o macchina fotografica che sia, avrete soltanto da rammaricavi. Magica Valpelline!