Quando ero molto piccolo, mentre giocavo nel prato antistante casa mia ad Issime, l'orizzonte più alto era chiuso da una catena montuosa che mi pareva irraggiungibile e molto distante. Sentivo sempre parlare del Monte Rosa e, nella mia curiosità infantile, alla domanda di dove fosse questo agognato massiccio, mi veniva risposto: "lontano, in fondo alla valle". Nella mia mente quella catena era il Monte Rosa, prima che fossi in grado di capire, geograficamente parlando, "il cosa" ed "il dove", ridimensionando alla Punta Lazoney il mio infantile fantasticare.

Sono passati oltre 35 anni dai miei primi perchè alpini sensati, e quella specie di Monte Rosa mi ha sempre guardato dall'alto verso il basso, senza che mai avessi avuto l'occasione di raggiungerne la cima. Quale miglior scusa, dunque, per salire con le pelli di foca questa montagna sconosciuta ai più, posta a nord della piccola frazione di Niel, in quel di Gaby. Con neve trasformata e condizioni meteo accettabili, eccoci pronti a partire per questa breve, ma assai piacevole ascesa, fatta di pendenze interessanti e variegate.

Lasciata l'auto al termine della strada per Niel, si seguono i cartelli indicatori per il Col di Lazoney. L'inverno sommerge parzialmente i manufatti che contraddistinguono la mulattiera, che comunque rimane ben visibile durante i primi minuti dell'escursione. Raggiunto ed oltrepassato il primo gruppo di baite (le Peiri) ci si inoltra in un tratto di bosco molto rado, fiancheggiando il torrente. Bisogna superare un piccolo ponte, quindi risalire il fianco destro della riva su terreno irregolare. Se la neve non copre le pietre, compare il segnavia n. 6 che saltuariamente fa capolino. Procedere fino ad arrivare ad un deciso cambio di pendenza che, con carenza di copertura, è possibile superare solo con gli sci a spalle. E' un piccolo canale, di una cinquantina di metri di dislivello, che introduce al vero inizio della gita.

Oltrepassato il limite boschivo, ben presto si raggiungono le baite Sctòvcla, dislocate, anche se sarebbe meglio definirle "sparpagliate", su ampio pendio di media inclinazione. Superate le casere, procedere puntando ad una fascia di rocce verticali e seguire l'andamento dell'orografia nell'unico passaggio obbligato dell'escursione. Un tratto molto ripido e stretto, un vero e proprio varco tra le rocce, permette di giungere alle Alpi Giazet. Da qui in avanti si procederà nuovamente su terreno libero ed aperto.

Procedere dunque su pendenze variabili, comunque sempre interessanti, prendendo come riferimento il triangolo roccioso costituito dalla sommità della Cima di Lazoney superando via via le baite poste più in alto, fino alla quota di 2.260 m. circa (Alpe Bodo). La salita aumenta man mano che si marcia verso la spalla posta ad Ovest della nostra meta, concedendo ogni tanto piccoli pianori per rifiatare. Puntando ad un grande ometto di pietra si raggiunge lo spartiacque con il vallone di Loo, in territorio gressonaro: siamo al Col di Lazoney, 2.395 m.. Passati nel versante di Loo, la bella ed aerea vetta della Punta Lazoney si conquista facilmente risalendo il crinale a ridosso della cresta ovest.

Sicuramente inusuale la prospettiva che si gode da questa cima, posta sulla cresta di confine con la provincia di Biella. Significativa la visione del contrafforte dettato dai Gemelli, dalla Punta Tre Vescovi fino alla Punta Lazoney. Ad est si distende l'alta Val Sorba, mentre a NO si trova il lento digradare della Valle di Loo. Ad ovest trionfa la scura mole del Mont Nery e, più distaccate la Voghel e la Becca di Vlu. Non manca l'inevitabile scorcio sul gruppo del Rosa che non guasta mai. Impressionante la vista a precipizio sul versante sud, appena risalito, con il salto verticale di roccia che rivela il piccolo lago di Zuckie coperto dalla neve, oltre ai bei pendii di discesa fino a Niel. Lontano, in basso, il fondovalle tra Gaby ed Issime.

La discesa. Fin quando si procede su terreni aperti c'è solo divertimento allo stato puro. Grossomodo c'è un'itinerario alternativo, che scende più a sinistra, in corrispondenza della Punta Tre Vescovi. In condizioni di neve trasformata è però consigliabile seguire l'itinerario della salita, perchè il sole lavora sicuramente meglio i pendii. L'ultimo tratto, per ritornare a Niel, è fortemente condizionato dallo strato di innevamento. Passato il ripido canale che riporta nel bosco, è meglio tenersi sulla sinistra, su tratti più sciabili, raggiungendo un'ampia radura delimitata da due casere. Per tornare a Niel, attraversare un ponte che è posto a pochi metri di distanza da quello utilizzato all'andata.

In sostanza la Cima di Lazoney offre una bella sciata, soprattutto con neve trasformata. Data l'esposizione a sud e la quota limitata, il periodo migliore potrebbe essere il mese di marzo, ma il condizionale è più che d'obbligo. E' un'escursione fortemente raccomandata a coloro i quali amano gli ambienti solitari, poco frequentati, dove ci si deve arrangiare un pochettino per trovare la giusta via, soprattutto nella parte bassa dell'itinerario.