Brevi notizie sugli itinerari

  1. Cogne - Col Pontonnet - Col Fussì - Fenis
  2. Pre St. Didier - Col Chavannes - Courmayeur - Pre St. Didier (estensione Mont Fortin)
  3. Tour della Becca de France
  4. Champtornè - Lago Cignana - Mont Pancherot
  5. Degioz - Orvieille - Nivolet - Pont
  6. Col Champillon - Conca di By - Alpe Filon e Alpe Thoule
  7. Val Ferret: Rifugio Elena & Rifugio Bertone
  8. Val Clavalitè: Fenis - Grand Arpaz
  9. Traversata Cervinia - Colle Superiore delle Cime Bianche - Valtournanche

1. Cogne - Col Pontonnet - Col Fussì - Fenis

Partenza a Lillaz (Valle di Cogne). Arrivo a Fenis (Valle Centrale). A Fenis è possibile lasciare l'auto nel grosso parcheggio antistante l'ingresso nel paese.

Itinerario: da Lillaz imboccare la strada asfaltata che sale verso l'Urtier (è imboscata in mezzo a due condomini, sulla sinistra, appena prima dei grandi parcheggi che chiudono la strada). Seguire l'interpoderale ignorando stradine, sentieri, bivi eccetera. Superare il primo forte strappo (asfalto) poi la strada spiana per riprendere a salire gradatamente. Si oltrepassa una cappella con fontana nelle vicinanze e si continua a salire senza grossi cambi di pendenza. Fiancheggiare una cascata sfruttando una serie di tornanti ed inoltrarsi nei pianori terminali dell'Urtier. Quasi alla fine dell'interpoderale (che prosegue fino ai piedi della Finestra di Champorcher) si incontrerà un ponte, nei pressi del quale si trova l'evidente salita che porta al Lago Ponton (fin qui tutto sui pedali). Appena prima della discesina al lago si trova il sentiero che porta al lago Pontonnet (bici a spalla-spinta) e, una volta raggiunto questo piccolo lago, si può progredire sulle tracce del sentiero verso l'evidente colle omonimo (m. 2897); si riesce a pedalare in alcuni tratti.
Proprio duecento metri in linea d'aria separano la depressione del colle Fenis, testata della Clavalitè. Dal Pontonnet si nota evidentissimo proprio sotto le pendici del Mont Delà il sentiero quasi interamente pedalabile che porta nel vallone del Miserin. Tagliare sempre a mezza costa seguendo quelle che diventano tracce di un sentiero, perdendo meno quota possibile. A lungo andare si incrocia il sentiero che sale al Col Fussì (molto pedalabile, anche se duro).
Raggiunto il Fussì (2.910) seguire le tracce del sentiero che fiancheggia lo spartiacque della Clavalitè con il bacino dell'Avic in direzione N. Non perdere assolutamente quota. In questo tratto ci sono le maggiori difficoltà, perchè il sentiero è franato in diversi punti. Il tratto è molto faticoso ed abbastanza pericoloso per la precarietà delle pietre sulle quali ci si trova a camminare. Proseguire sempre stando vicini alla cresta fino al Col d'Eyele (2694).
Da qui tracce di un sentiero portano ai casolari (Tramail) dell'Eyele. Appena sotto il colle si può rimettersi in bici per affrontare i pratoni sovrastanti le casere visibili.
Nota importantissima: ignorare i sentieri tracciati sulle cartine (IGC - Parco del Gran Paradiso - F.3) che scendono direttamente dal Fussì verso i tramail d'Eyelè. Non esiste nulla! Prima di scendere raggiungere in traversata il Col d'Eyelè. Arrivati ai tramail d'Eyelè si imbocca l'interpoderale della Clavalitè con il quale si arriva facilmente fino a Fenis. A parte il breve, ma intenso, tratto di salita al termine del pianoro di Clavalitè, è tutta discesa, a tratti molto ripida. Prestare attenzione perchè è facile raggiungere alte velocità.

Carografia. Istituto Geografico Centrale - Parco del Gran Paradiso - F. 3. Scala 1/50000

Impegno fisico: notevole, per dislivello, lunghezza delle salite. Tratti a piedi faticosi.

Prestare particolarmente attenzione a: dal Col Fussì al Col d'Eyelè. Sfasciumi e detriti, principi di frane. Punto molto difficile in caso di pessima visibilità.

Acqua: di non facile reperibilità lungo la parte alta del percorso.

Vie d'uscita: scedere direttamente dal Colle Fenis in Clavalitè è a me sconosciuto (non mi sembra un granchè comodo, visto dal Pontonnet). Raggiunto il Grand Arpaz si scende facilmente a Fenis. In caso di abbandono prima del Fussì, sappiate che potreste scendere facilmente al rif. Dondena - Champorcher (ma la macchina è a Fenis!) o spendere un'ora per ritornare al Col Finestra per ridiscendere nell'Urtier a riprendere la macchina a Lillaz. Caso dobbiate dirottarvi su Dondena - Champorcher, un servizio treno + bici è disponibile da Pont Saint Martin. Scendere alla stazione di Nus per ritornare comodamente a Fenis.

Link alla pagina dell'itinerario


2. Pre St. Didier - Col Chavannes - Courmayeur - Pre St. Didier - Estensione Mont Fortin (2.753)

Partenza ed arrivo da Pre St. Didier. Facile parcheggio in zona scuola.

Itinerario: salire fino a La Thuile lungo la S.S. 26. Passato l'abitato della stazione sciistica dopo un paio di chilometri è evidente il bivio (destra) per Chavannes: presenza di segnali stradali. Immettersi nel ripidissimo asfalto (è la parte più dura della giornata!), terminato il quale la strada spiana. Proseguire nel profondo vallone di Chavannes seguendo lo sterrato. Al termine di una lunghissima diagonale seguire i due tornanti dopo i quali incomincia un tratto faticoso che permette di raggiungere l'Alpe Chavannes superiore (2424). Ignorare la deviazione sulla destra, porta ad una baita dopo poche centinaia di metri e proseguire dritti in falsopiano verso il Colle (2603).
La discesa in Val Veny è, nel primo tratto esposta (bici in spalla). Fuori dalla pietraia è possibile tornare in sella per scedere (sentiero cosiddetto tecnico) verso il rifugio Elisabetta. Dal Col Chavannes è possibile la traversata verso il Col de la Seigne, ma il sentiero è poco tracciato ed attraversa grandi aree di sfasciumi.
Dai pianori del Combal si raggiunge in fretta l'asfalto della Val Veny, quindi Courmayeur e poi Pre St. Didier. Probabilmente c'è la possibilità di scedere da Dolonne fino a Pre St. Didier via sterrato, ma non so come si fa, nè, dopo la chilometrica salita, ho mai avuto voglia di scoprirlo, preferendo un comodo rientro dalla S.S. Ah, dimenticavo! Non cimentatevi nella traversata in senso opposto, a meno che non vogliate portarvi la bici a spalla per oltre un'ora.

Estensione Mont Fortin. Aggiungere 45 minuti per salire e 15 per tornare all'interpoderale.
500 metri prima di raggiungere il Col Chavannes, proprio sotto l'evidente placca rocciosa del Mont Perchè, lasciare l'interpoderale per immettersi nei pianori sotto il predetto monte. Non aspettatevi alcun bivio segnalato od evidente: bisogna arrangiarsi intuendo dov'è situato il pianetto proprio sotto il Percè. Trovato il sottile sentiero si taglia in diagonale verso destra a mezzacosta, compiendo diversi saliscendi. Poi il sentiero prende piano piano ad aumentare le pendenze, concedendo ancora brevi tregue in prossimità di minuscoli laghetti. L'ultima rampa, davvero micidiale, segna il quarto d'ora finale per raggiungere la spianata del Mont Fortin, sulla vetta del quale vi sono ruderi di postazioni militari. Molto divertente la discesa per tornare al Chavannes. Panorama a 5 stelle dal Fortin, estensione assolutamente imperdibile in caso di giornata da cartolina.

Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Massiccio del Monte Bianco - F. 4 - Scala 1:50000.

Impegno fisico: 25 km di salita per 1700 metri di dislivello. La discesa è quasi gratuita.

Prestare particolarmente attenzione a: il primo tratto di discesa a piedi dal Col Chavannes in Val Veny. Sconsiglio di intrapredere questa gita fino a metà luglio: essendo il primo tratto di discesa dal Col Chavannes esposto a N, spesso i profondi e ripidissimi canaloni che tagliano il sentiero sono ancora zeppi di neve. Ricordo di una traversata fatta ai primi di luglio che mi ha costretto a tagliare gradini con la piccozza (!!!) che mi ero portato appresso a causa di una brutta esperienza precedente! Aggirare i nevai scendendo sui ripidi ed insidiosissimi sfasciumi è veramente pericoloso, soprattutto per chi sta in basso: scarico di pietre. Compiere questo aggiramento con le scarpette da bici è manovra doverosa solo se non si hanno alternative perchè diventa molto pericolosa per la propria ed altrui incolumità. Chi soffre di vertigini eviti di intraprendere la discesa dal Chavannes se il sentiero non è percorribile: in questa deprecabile situazione tremano le gambe anche ai normodotati.
Nessun problema di orientamento in caso di nebbia seguendo rigorosamente il tracciato.

Acqua: se avete terminato le scorte, nella parte terminale della salita è di difficile reperibilità. I ruscelli che scendono dalle pendici del Berrio Blanc sono sicuri almeno di non ospitare mandrie.

Vie d'uscita: entrambi i versanti in discesa.

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3. Tour della Becca de France.

Partenza ed arrivo: Ville Sur Sarre. C'è un parcheggio presso un albergo nelle vicinanze di un eliporto improvvisato.

Itinerario. Il giro si effettua in senso antiorario. Da Ville sur Sarre seguire l'asfalto verso Touraz (incominciare quindi procedendo in direzione E ed abbandonare la strada dei Salassi una volta incontrato il bivio per Touraz). Terminato l'asfalto seguire l'interpoderale stando nella sinistra idrografica del vallone. Raggiunti i vasti pianori della conca ai piedi della Chaligne, continuare in direzione del Mont Fallere sempre sull'evidente sterrato. Una volta avvistata una croce in legno, puntare decisamente in quella direzione (O).
Raggiunta questa, si vede dalla parte opposta della conca l'interpoderale che sale verso il Monte Rosso di Vertosan. Attraversare i prati, prima salendo leggermente, poi traversando a mezza costa lungo "i sentieri delle capre" che rigano il pianoro. E' quasi tutto pedalabile anche in questo tratto un po' improvvisato. Raggiunto l'interpoderale, salire fino alla fine di quest'ultimo, proprio ai piedi del Monte Rosso, giusto per godersi un bello scorcio sulla Grivola. Se non si vuole salire l'interpoderale scende senza particolari difficolta su Vetan. Da Vetan c'è asfalto fino alla macchina. Raggiunto Petit Sarriod prendere a sinistra. La strada risalirà fino a Verrogne per poi planare su Bellon, Ville Sur Sarre.

Alternative: una volta raggiunta la croce un sentiero taglia sotto la Becca France in direzione Combelin (NO - SE). Questo è l'itinerario proposto dal libro di Matteo Giglio "In Valle d'Aosta con la MTB".

Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Massiccio del Monte Bianco - F. 4 - Scala 1:50000.

Impegno fisico: salita nè dura nè sottovalutabile. In caso di discesa da Vetan ricordatevi di lasciare qualche briciolo di energia per affrontare le rampe asfaltate per tornare alla macchina.

Prestare particolarmente attenzione a: l'orientamento. Mentre nella prima parte è difficile sbagliare, la seconda è un po' improvvisata. La zona, in caso di bel tempo, non da problemi. Da qualche parte si scende sempre. Importante, una volta ragginto Vetan e poi Petit Sarriod, è tornare verso Ville Sur Sarre, altrimenti vi troverete ad Avise con la macchina sopra Aosta, ma di tanto!

Acqua: qualcosa si trova, ma penso sia molto meglio partire con il pieno.

Vie d'uscita: il lato di salita. Non affrontare il versante di discesa in caso di problemi.

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4. Champtornè - Lago Cignana - Mont Pancherot.

Partenza ed arrivo. Torgnon, località Champtornè (1 km oltre l'area Pic Nic). Facile parcheggio.

Itinerario. Gita per famiglie fino al lago di Cignana. Un interpoderale grande quanto un'autostrada porta fino al lago, alternando tratti di discesa alle salite (ricordarsi al ritorno che le fasi saranno invertite!). Mi rifiuto di spiegarvi come si fa ad arrivare al lago, in quanto sarebbe un insulto alla vostra intelligenza.
Raggiunta la diga, pedalateci sopra attraversando lo stretto intaglio nel cancello chiuso e continuare a seguire l'interpoderale fino ad affrontare la ripida rampa (qui la gita non è più per famiglie) che porta all'alpe Cignana e, quindi, pedalate fin dove riuscite lungo i prati che salgolo alla Finestra di Cignana (2.441).
Qualcuno asserisce che è possibile andare in bici fino al Mont Pancherot. Gli cedo volentieri i gradi di sommo acrobata e lascio la bici al colle, per raggiungere, dopo una rilassante passeggiata di 20 minuti la vetta del Pancherot. Luogo molto ma molto panoramico.

Alternative: attrezzarsi per la traversata Champtornè - Perreres tramite passaggio dalla Finestra di Cignana. Ma non è un granchè, asserisce chi l'ha già fatta!

Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Cervino-Matterhorn e Monte Rosa- F. 5- Scala 1:50000.

Impegno fisico: poca roba fino al Cignana, ad eccezione della salita terminale al lago. Qualcosina in più per raggiungere la Finestra di Cignana.

Prestare particolare attenzione a: il ripieno dei panini. Ottimo ed abbondante. Attenti anche agli esorbitanti prezzi del Rifugio Barmasse, posto presso il lago di Cignana.

Acqua: reperibile nell'area pic-nic e presso una baita appena prima di arrivare al lago.

Vie d'uscita: per le persone non molto allenate potrebbe essere un problema superare il tratto di salita che si presenta al ritorno una volta scesi dal lago. In caso di gambe molli fermarsi al colletto antistante la depressione che lo separa da Cignana.

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5. Degioz - Orvieille - Nivolet - Pont

Partenza ed arrivo: Degioz (non sempre facile trovare un buco di parcheggio!)

Itinerario. La cosa più difficile è trovare il punto di partenza. Un piccolo bivio proprio di fronte all'Albergo Gran Paradiso, introduce ad un breve tratto d'asfalto. Appena dopo il ponte sulla Dora, prendere a destra e, dopo pochi metri, girare sulla sinistra. L'asfalto termina dopo il primo tornante per confluire direttamente nel seniero che porta verso Orvieille. Subito la pendenza è impressionante: pedalare da freddi qui è un po' rovinarsi la gita.
Dopo oltre 6 km di bosco si sbuca in una radura. E' il pianoro di Orvieille. Superata la casa dei Forestali (acqua) prendere in diagonale (poco pedalabile) in direzione S-SO. Si entra, dopo aver fiancheggiato una croce e l'alpe Sopranaz, nel vallone del Nampio. L'evidente sentiero porta dritto al lago Djouan: sono necessarie acrobazie per rimanere sempre in sella.
Superato il lago lasciandolo sulla sinistra con una piacevolissima traversata si risale verso la cresta Manteau, che separa il Nampio dal vallone delle Meyes. Bici a spalla per un durissimo quarto d'ora.
La discesa nelle Meyes è interamente pedalabile e molto accattivante. Arrivati nel pianoro delle Meyes seguire il sentiero che lo attraversa, risalendo leggermente dopo un guado difficile del torrente che scende dal Taou Blanc e proseguire sempre a mezza costa.
Raggiunto un evidente segnavia metallico con le paline gialle si può: proseguire dritti sempre a mezza costa per raccordarsi con lo sterrato che porta al Nivolet, oppure scendere a sinistra per raggiungere subito la croce d'Arolley.
Se si ragginunge il Nivolet, per tornare indietro, lasciare la strada nelle vicinanze della sbarra ed immettersi nel sentiero che taglia in diagonale il pianoro del Nivolet. Alcuni tratti non sono pedalabili, soprattutto quello che scende dalla croce d'Arolley fino a Pont. Da Pont l'asfalto riporta a Degioz.

Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Parco Nazionale del Gran Paradiso - F. 3 - Scala 1:50000

Impegno fisico: notevole, sia per i ripidi tratti pedalabili che per quelli con la bici a spalle. Particolarmente faticosa la risalita della cresta Manteau per scendere nelle Meyes.

Prestare particolarmente attenzione a: alla preparazione fisica. Questo itinerario non può essere affrontato in precarie condizioni, data la sua particolare durezza.

Acqua: alla partenza ed a Orvieille.

Vie d'uscita: una volta arrivati nel vallone delle Meyes non c'è possibilità di uscita d'emergenza. Bisogna in ogni caso risalire. Più dolce verso il Nivolet, ma lungo tratto a piedi per scendere a Pont. Più dura la salita verso la cresta Manteau e delicata discesa in pietraia verso il lago Djouan. Dal vallone del Nampio fino a Degioz è discesa sul sentiero già percorso in salita.

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6. Col Champillon - Conca di By - Alpe Filon e Alpe Thoules

Partenza ed arrivo: col Champillon (oppure Doues), comune di Doues. Da Aosta in direzione Gran San Bernardo, poi Valpelline, poi Doues.

Itinerario. Percorso logisticamente molto semplice in un panorama grandioso. Dal Champillon imboccare lo sterrato a prosecuzione dell'asfalto. Ignorare qualsiasi deviazione, non c'è mai un bivio difficile da interpretare, e proseguire prima lungo la discesa di quasi 2 km, poi la strada prende a salire con uno strappo secco, poi dolcemente seguendo ampi curvoni. Sempre assecondando salite facili si raggiunge l'evidente Conca di By, aggirata la quale la strada incomincia gradatamente a salire maggiormente. Raggiungo l'alpeggio di Balme, evidente ed unica strozzatura morfologica del territorio, la strada sale decisamente superando un paio di tornanti (le foto sono assai esplicative). Quindi la salita prosegue su ampi rettilinei delimitati da tornanti. Al km 12, raggiunto un tornante, da esso parte una strada appena accennata che in 2,5 km porta all'Alpe Filon (m. 2.481). Se proprio non potete fare a meno di provare il brivido della traversata nei prati potrete raggiungere l'Alpe Thoules tramite un sentiero delle capre, che dal Filon taglia il prato sottostante e raggiunge in qualche modo Thoules. Attenzione: in caso di nebbia evitare, essendo l'Alpe di Thoules non visibile dal Filon.
Molto più semplice ritornare da dove siamo saliti, cioè al "tornante bivio" e risalire, per 10 minuti circa la strada fino all'Alpe Thoules, punto ove termina lo sterrato. Proprio ai piedi della massa rocciosa del Mont Gelè.

Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Massiccio del Monte Bianco - F. 4- Scala 1:50000 oppure La Valpelline (sempre IGC) - Scala 1:30000 - venduta solo localmente.

Acqua: un paio di fontane salendo da Doues al Champillon. Una splendida proprio al Champillon. Altre acque lungo il percorso, ma occhio agli insediamenti di uomini e bestie.

Impegno fisico: gita tranquilla per chi è allenato, ideale per il principiante che vuole farsi un'idea della MTB in quota.

Prestare particolare attenzione a: ripieno dei panini. Ottimo ed abbondante.

Vie d'uscita: stesso percorso anche al ritorno. Per chi avesse poche gambe si ricordi che al Champillon deve risalire per tornare indietro!

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7. Val Ferret: Rifugio Elena & Rifugio Bertone

Rifugio Elena: partenza dal termine dell'asfalto della Val Ferret, in località Arnouva. 3 km di carrozzabile facile su pendenze non proibitive. L'ABC per chi volesse toccare con mano cosa significhi andare in MTB. A sè stante è una gita senza senso!

Itinerario. Terminato l'asfalto proseguire lungo lo sterrato. Un paio di lunghi diagonali e poi uno zig-zag finale portano al Rifugio Elena. Tutto molto semplice. Tanti turisti a piedi lungo il percorso nei mesi canonici!

Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Massiccio del Monte Bianco - F. 4- Scala 1:50000.

Acqua: non c'è lungo il percorso. Necessario provvedere mentre si sale l'inizio della Val Ferret.

Impegno fisico: trascurabile.

Prestare particolare attenzione a: traffico pedonale sullo sterrato.

Rifugio Bertone: partenza dal ponte sulla Dora in località Planpincieux.

Itinerario: ad un km circa oltre Planpincieux, al termine di un lungo pianoro seguito da due strappetti, compare un ponte sulla Dora. Imboccarlo e seguire il sentiero. L'unico bivio che trae in inganno lo si incontra 100 metri dopo il ponte. Seguendo fedelmente il tratturo principale si finisce dritti ad una cascina. Occhio invece a seguire il sentiero che sale verso la cresta delle Saxe, spartiacque che separa la sinistra orografica della Val Ferret dalla Val Sapin. Una volta imboccato il sentiero giusto non ci sono più problemi. Nota: è possibile, una volta raggiunta la "Spalla della Saxe" scendere al Bertone e continuare la discesa molto tecnica sulla mulattiera della Val Sapin. La discesa è altamente tecnica e pericolosa nel primo tratto (tornante su precipizio: occhio!). Poi presenta soltanto difficoltà di equilibrismo. Attenzione anche qui ai numerosi turisti che salgono al Bertone dalla Val Sapin. Il giro ad anello di 17,2 km Courmayeur, Planpincieux, Bertone, Val Sapin, Courmayeur, lo consiglio fuori dai mesi caldi del turismo, onde evitare reciproci smarronamenti.

Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Massiccio del Monte Bianco - F. 4- Scala 1:50000.

Acqua: fontana a metà strada tra Entreves e Planpincieux, seminascosta in un angolo di parcheggio, poi a Planpincieux vicino al noleggiatore di MTB del piazzale utilizzato a mo' di parcheggio stadio del fondo.

Impegno fisico: notevoli strappi di salita lungo il sentiero. Non è una gita per chi soffre di vertigini e non si sente sicuro in spazi aerei.

Prestare particolare attenzione a: sentiero molto trafficato durante il periodo turistico.

Note: per come ho fatto io l'itinerario occorre qualche km di allenamento, in quanto sono quasi 46 km e con 1300 metri di dislivello. Data l'alta percentuale di asfalto i puristi possono storcere il naso. Come ho già detto questa gita va valutata per il contenuto estremamente spettacolare. Da intraprendere solo con tempo bello e visibilità migliore possibile.

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8. Val Clavalitè: Fenis - Grand Arpaz

Partenza: da Fenis (ampio parcheggio antistante l'ingresso nel paese) oppure 2 km oltre Pommier, dalla prima interpoderale che lascia la salita asfaltata verso Laycher (vallone del Piller - o salita della Crono Crin).

Itinerario: superba salita dai toni atletici sostenuti. Se si decide di partire da Fenis si percorrono circa 9 km di asfalto prima di incontrare lo sterrato, mentre da Pommier si incontra prima lo sterrato, si sale fino ad attraversare un ponte sul torrente, poi si superano durissime rampe sterrate per poi ritornare sull'asfalto ... non faccio più questa variante da un po' di tempo, perchè detto ponte era stato distrutto dall'alluvione del 94.
Una volta terminato l'asfalto la strada tende a concedere una breve tregua, per impennarsi 200 m. dopo la prima abitazione sullo sterrato. Improvvise raffiche di salita impegnano notevolmente il ciclista, alternando brevi tratti in piano, primaPersonalmente, come ho già scritto nel sito, non sono mai riuscito a pedalare il "chilometro maledetto", che porta a Clavalitè. E' una rampa che ho visto poche altre volte, per durezza, continuità, pendenza ... neanche la temibilissima salita della Bettaforca (un 20% di pendenza media) è paragonabile a questi 1000 metri di autentico delirio inclinato!
Una volta raggiunto Clavalitè si può rifiatare un pochettino attraversando il pianoro. Completato il bacino, la strada riprende a salire gradatamente, a partire dalla casa dei guardiacaccia. Supera un bivio segnalato, aumenta nuovamente le pendenze e riprende a salire lungo i fianchi di un bosco. Finiti 3 evidenti diagonali si può godere ancora della vista Clavalitè, per poi inoltrarsi in direzione Grand Arpaz. Il vallone si stringe notevolmente e la strada segue, grossomodo, il torrente, sempre alternando pendenze a tratti di riposo.
Superato l'ultimo ponte, l'interpoderale si calma per un paio di chilometri, fino a raggiungere l'ultima fatica: l'erta del Grand Arpaz. Si lascia sulla sinistra il bivio per l'Eyelè e la sua terrificante salita (si sprecano gli aggettivi di questo genere in Clavalitè!) e si prosegue sulla strada sempre più incerta. Gli ultimi metri sono difficilmente pedalabili, soprattutto dopo tutto quello che si è fatto prima! In quasi 20 km si giunge quindi al Grand Arpaz.

Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Parco Nazionale del Gran Paradiso - F. 3 - Scala 1:50000

Impegno fisico: come si è potuto intuire è una salita di notevole dispendio di energie. E' consigliabile non forzare troppo nella parte bassa, per poter godere almeno del tratto terminale, che è comunque impegnativo! Sconsiglio vivamente questo itinerario a principianti, poco allenati e cardiopatici.

Acqua: a Fenis, Pommier, prima di arrivare a Clavalitè (presso una casa leggermente scostata dall'interpoderale ed una fontana dallo sgocciolio avaro), ed un paio di fontane a Clavalitè.

Prestare particolare attenzione a: la discesa. E' velocissima ed invoglia parecchio, date le ottime condizioni dello sterrato. Il "chilometro maledetto" è veramente pericoloso nel caso in cui siate lanciati e vi trovaste improvvisamente davanti un camion o un fuoristrada!
Sconsiglio di intraprendere questo itinerario prima di Giugno, perchè c'è la possibilità che uno scarico di valanghe ostruisca l'ingresso al pianoro terminale, proprio a pochi metri dall'ultimo ponte. Tale deposito di neve è comunque passabile, ovviamente con qualche difficoltà.
Ultimo aspetto importante: informatevi quando è aperta la caccia. Se non ricordo male a partire dall'ultima settimana di settembre nei giorni giovedì, sabato e domenica. Potrebbero farvi questioni i guardiacaccia della tenuta, anche se legalmente non è possibile impedire il passaggio a chiunque in territori di alta montagna su sentieri o strade!

Vie d'uscita: ritorno sull'itinerario di salita

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9. Traversata Cervinia - Colle Superiore delle Cime Bianche - Valtournanche

Partenza: piazzale impianti delle Cime Bianche di Valtournanche (nell'itinerario descritto sono partito da Cervinia non avendo valutato la possibilità di traversare ... sconsiglio di lasciare l'auto a Cervinia per non dover risalire da Valtournanche al Breuil su asfalto)

Itinerario: in 9 chilometri si raggiunge il piazzale degli impianti per Plateau Rosà a Cervinia, lungo la strada regionale principale. In altrettanti 9,1 km di sterrato ripido sostenuto si sale fino all'arrivo della seggiovia Gran Sommetta, posta a quota 3.105 m. Lo sterrato si imbocca proprio a nord del parcheggio e sale senza bivi dubbi fino agli impianti intermedi, posti ai piedi di Plateau Rosà. Da questo punto la strada piega in direzione E-NE, addolcendosi un pochettino (poca roba!). Una serie di tornanti introduce l'ultimo strappetto per arrivare al colle Superiore delle Cime Bianche (2.982 m.). Per godere appieno del panorama è opportuno affrontare il sacrificio della ripida rampa d'accesso al termine della seggiovia, a NE della quale vi è una quota che permette di godere appieno della vista sui ghiacciai del Ventina, sul Cervino e sulla testata della Val d'Ayas. E' facile imbattersi anche in branchi di stambecchi, soprattutto sulle pietraie alte in direzione Gobba di Rollin. Panorama anche sui laghi morenici nel bacino d'Ayas, e sul monte Roisetta e Gran Tournalin, oltre che sulle altre vette dello spartiacque Val d'Ayas - Val di Gressoney.
La parte più complessa (si fa per dire ...) è la discesa. Con perfetta visibilità non è difficile individuare lo stretto intaglio che caratterizza il colle Inferiore delle Cime Bianche (2.896 m.). L'evidente tratturo segue a grandi linee l'impianto di risalita invernale che porta a tale colle per poter rientrare su Valtournanche. Lo fa anche la stradina, impennandosi per un centinaio di metri. Raggiunto il colle la discesa continua, ora molto ripida ed irregolare, ora decisamente più agevole, fino a raggiungere il Gran Pian, ove vi è anche un rifugio aperto nei canonici mesi estivi.
La discesa prosegue fino alla località Ollia. Qui c'è l'arrivo della funivia che parte da Valtournanche oltre ad un piccolo santuario denominato Madonna della Salette. Poco prima della chiesa c'è un bivio segnalato che indica a sinistra la strada per Valtournanche - Cheneil, a destra per Breuil Cervinia. E' il sentiero della Grande Balconata (del Cervino) che digrada su Perreres, località a poco dislivello (ed un paio di chilometri) da Cervinia. Potrebbe servire in caso di auto a Cervinia. Nel nostro caso abbiamo optato per la discesa su Valtrournanche in quanto, durante il nostro transito, si stava scatenando un violento temporale. La discesa su Valtournanche, in queste condizioni meteo, offre sicuramente maggiori probabilità di riparo ... In breve si giunge all'asfalto che porta molto facilmente su Valtournanche.

Cartografia

  1. Istituto Geografico Centrale - Cervino-Matterhorn e Monte Rosa - F. 5 - Scala 1:50000;
  2. Istituto Geografico Centrale - Cervino Matterhorn, Breuil Cervinia e Champoluc - F. 108 - Scala 1:25000.

Impegno fisico: salita sterrata dalla pendenza media ragguardevole (intorno al 14%), pure ad alta quota. Si raggiungono e si superano i 3.100 m. In alcuni tratti è meglio scendere e non pedalare ... anche se è possibile rimanere in sella lungo tutto il percorso.

Acqua. Un minuscolo "burnel" tra Perreres e Cervinia ed una fontana situata appena imboccato lo sterrato oltre il parcheggio degli impianti di Plateau Rosà, nei pressi di una cascina (non è visibile la fontana dal parcheggio ...). Poi occorre arrangiarsi.

Prestare particolare attenzione a: itinerario di alta quota, quindi anche la più torrida delle giornate si può trasformare in qualcosa di poco piacevole. Ricordo che a tale quota d'estate può nevicare!
Attenzione alla discesa: improvvisi cambi di pendenza su tratturo zeppo di instabili sfasciumi. Tali tratti sono alquanto insidiosi perchè non c'è assolutamente visibilità. La zona è zeppa di turisti a piedi, soprattutto durante luglio - agosto. Attenzione perchè potreste trovarveli di fronte uscendo da uno di questi "trampolini" e vi assicuro che la frenata è perlomeno difficoltosa.
Se siete poco pratici dei luoghi, in caso di nebbia fitta, scendete su Cervinia senza traversare, onde evitare di arrivare a Saint Jacques (in Val d'Ayas) e dover fare un po' d'asfalto in più per recuperare la vettura.

Vie d'uscita: in caso di problemi nei pressi del Colle Superiore delle Cime Bianche è meglio scendere su Cervinia. Il punto di non ritorno (su Cervinia) è il primo ripodo sbalzo sterrato appena sotto il Colle Superiore. Se non siete pratici del dedalo di stradine lungo gli impianti di Valtournanche, scendete decisi sull'interpoderale più evidente: vi porterà all'asfalto Cheneil - Valtournanche.

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