1. Cogne - Col Pontonnet - Col Fussì - Fenis
Partenza a Lillaz (Valle di Cogne). Arrivo a Fenis (Valle Centrale). A Fenis è possibile lasciare l'auto nel grosso parcheggio antistante l'ingresso nel paese.
Itinerario: da Lillaz imboccare la
strada asfaltata che sale verso l'Urtier (è imboscata in mezzo a due
condomini, sulla sinistra, appena prima dei grandi parcheggi che chiudono la
strada). Seguire l'interpoderale ignorando stradine, sentieri, bivi eccetera.
Superare il primo forte strappo (asfalto) poi la strada spiana per riprendere
a salire gradatamente. Si oltrepassa una cappella con fontana nelle vicinanze
e si continua a salire senza grossi cambi di pendenza. Fiancheggiare una cascata
sfruttando una serie di tornanti ed inoltrarsi nei pianori terminali dell'Urtier.
Quasi alla fine dell'interpoderale (che prosegue fino ai piedi della Finestra
di Champorcher) si incontrerà un ponte, nei pressi del quale si trova
l'evidente salita che porta al Lago Ponton (fin qui tutto sui pedali). Appena
prima della discesina al lago si trova il sentiero che porta al lago Pontonnet
(bici a spalla-spinta) e, una volta raggiunto questo piccolo lago, si può
progredire sulle tracce del sentiero verso l'evidente colle omonimo (m. 2897);
si riesce a pedalare in alcuni tratti.
Proprio duecento metri in linea d'aria separano la depressione del colle Fenis,
testata della Clavalitè. Dal Pontonnet si nota evidentissimo proprio
sotto le pendici del Mont Delà il sentiero quasi interamente pedalabile
che porta nel vallone del Miserin. Tagliare sempre a mezza costa seguendo quelle
che diventano tracce di un sentiero, perdendo meno quota possibile. A lungo
andare si incrocia il sentiero che sale al Col Fussì (molto pedalabile,
anche se duro).
Raggiunto il Fussì (2.910) seguire le tracce del sentiero che fiancheggia
lo spartiacque della Clavalitè con il bacino dell'Avic in direzione N.
Non perdere assolutamente quota. In questo tratto ci sono le maggiori difficoltà,
perchè il sentiero è franato in diversi punti. Il tratto è
molto faticoso ed abbastanza pericoloso per la precarietà delle pietre
sulle quali ci si trova a camminare. Proseguire sempre stando vicini alla cresta
fino al Col d'Eyele (2694).
Da qui tracce di un sentiero portano ai casolari (Tramail) dell'Eyele. Appena
sotto il colle si può rimettersi in bici per affrontare i pratoni sovrastanti
le casere visibili.
Nota importantissima: ignorare i sentieri tracciati sulle cartine (IGC - Parco
del Gran Paradiso - F.3) che scendono direttamente dal Fussì verso i
tramail d'Eyelè. Non esiste nulla! Prima di scendere raggiungere in traversata
il Col d'Eyelè. Arrivati ai tramail d'Eyelè si imbocca l'interpoderale
della Clavalitè con il quale si arriva facilmente fino a Fenis. A parte
il breve, ma intenso, tratto di salita al termine del pianoro di Clavalitè,
è tutta discesa, a tratti molto ripida. Prestare attenzione perchè
è facile raggiungere alte velocità.
Carografia. Istituto Geografico Centrale - Parco del Gran Paradiso - F. 3. Scala 1/50000
Impegno fisico: notevole, per dislivello, lunghezza delle salite. Tratti a piedi faticosi.
Prestare particolarmente attenzione a: dal Col Fussì al Col d'Eyelè. Sfasciumi e detriti, principi di frane. Punto molto difficile in caso di pessima visibilità.
Acqua: di non facile reperibilità lungo la parte alta del percorso.
Vie d'uscita: scedere direttamente dal Colle Fenis in Clavalitè è a me sconosciuto (non mi sembra un granchè comodo, visto dal Pontonnet). Raggiunto il Grand Arpaz si scende facilmente a Fenis. In caso di abbandono prima del Fussì, sappiate che potreste scendere facilmente al rif. Dondena - Champorcher (ma la macchina è a Fenis!) o spendere un'ora per ritornare al Col Finestra per ridiscendere nell'Urtier a riprendere la macchina a Lillaz. Caso dobbiate dirottarvi su Dondena - Champorcher, un servizio treno + bici è disponibile da Pont Saint Martin. Scendere alla stazione di Nus per ritornare comodamente a Fenis.
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2. Pre St. Didier - Col Chavannes - Courmayeur - Pre St. Didier - Estensione Mont Fortin (2.753)
Partenza ed arrivo da Pre St. Didier. Facile parcheggio in zona scuola.
Itinerario: salire fino a La Thuile
lungo la S.S. 26. Passato l'abitato della stazione sciistica dopo un paio di
chilometri è evidente il bivio (destra) per Chavannes: presenza di segnali
stradali. Immettersi nel ripidissimo asfalto (è la parte più dura
della giornata!), terminato il quale la strada spiana. Proseguire nel profondo
vallone di Chavannes seguendo lo sterrato. Al termine di una lunghissima diagonale
seguire i due tornanti dopo i quali incomincia un tratto faticoso che permette
di raggiungere l'Alpe Chavannes superiore (2424). Ignorare la deviazione sulla
destra, porta ad una baita dopo poche centinaia di metri e proseguire dritti
in falsopiano verso il Colle (2603).
La discesa in Val Veny è, nel primo tratto esposta (bici in spalla).
Fuori dalla pietraia è possibile tornare in sella per scedere (sentiero
cosiddetto tecnico) verso il rifugio Elisabetta. Dal Col Chavannes è
possibile la traversata verso il Col de la Seigne, ma il sentiero è poco
tracciato ed attraversa grandi aree di sfasciumi.
Dai pianori del Combal si raggiunge in fretta l'asfalto della Val Veny, quindi
Courmayeur e poi Pre St. Didier. Probabilmente c'è la possibilità
di scedere da Dolonne fino a Pre St. Didier via sterrato, ma non so come si
fa, nè, dopo la chilometrica salita, ho mai avuto voglia di scoprirlo,
preferendo un comodo rientro dalla S.S. Ah, dimenticavo! Non cimentatevi nella
traversata in senso opposto, a meno che non vogliate portarvi la bici a spalla
per oltre un'ora.
Estensione Mont Fortin. Aggiungere
45 minuti per salire e 15 per tornare all'interpoderale.
500 metri prima di raggiungere il Col Chavannes, proprio sotto l'evidente placca
rocciosa del Mont Perchè, lasciare l'interpoderale per immettersi nei
pianori sotto il predetto monte. Non aspettatevi alcun bivio segnalato od evidente:
bisogna arrangiarsi intuendo dov'è situato il pianetto proprio sotto
il Percè. Trovato il sottile sentiero si taglia in diagonale verso destra
a mezzacosta, compiendo diversi saliscendi. Poi il sentiero prende piano piano
ad aumentare le pendenze, concedendo ancora brevi tregue in prossimità
di minuscoli laghetti. L'ultima rampa, davvero micidiale, segna il quarto d'ora
finale per raggiungere la spianata del Mont Fortin, sulla vetta del quale vi
sono ruderi di postazioni militari. Molto divertente la discesa per tornare
al Chavannes. Panorama a 5 stelle dal Fortin, estensione assolutamente imperdibile
in caso di giornata da cartolina.
Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Massiccio del Monte Bianco - F. 4 - Scala 1:50000.
Impegno fisico: 25 km di salita per 1700 metri di dislivello. La discesa è quasi gratuita.
Prestare particolarmente attenzione
a: il primo tratto di discesa a piedi dal Col Chavannes in Val Veny. Sconsiglio
di intrapredere questa gita fino a metà luglio: essendo il primo tratto
di discesa dal Col Chavannes esposto a N, spesso i profondi e ripidissimi canaloni
che tagliano il sentiero sono ancora zeppi di neve. Ricordo di una traversata
fatta ai primi di luglio che mi ha costretto a tagliare gradini con la piccozza
(!!!) che mi ero portato appresso a causa di una brutta esperienza precedente!
Aggirare i nevai scendendo sui ripidi ed insidiosissimi sfasciumi è veramente
pericoloso, soprattutto per chi sta in basso: scarico di pietre.
Compiere questo aggiramento con le scarpette da bici è manovra doverosa
solo se non si hanno alternative perchè diventa molto pericolosa per
la propria ed altrui incolumità. Chi soffre di vertigini eviti di intraprendere
la discesa dal Chavannes se il sentiero non è percorribile: in questa
deprecabile situazione tremano le gambe anche ai normodotati.
Nessun
problema di orientamento in caso di nebbia seguendo rigorosamente il tracciato.
Acqua: se avete terminato le scorte, nella parte terminale della salita è di difficile reperibilità. I ruscelli che scendono dalle pendici del Berrio Blanc sono sicuri almeno di non ospitare mandrie.
Vie d'uscita: entrambi i versanti in discesa.
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3. Tour della Becca de France.
Partenza ed arrivo: Ville Sur Sarre. C'è un parcheggio presso un albergo nelle vicinanze di un eliporto improvvisato.
Itinerario. Il giro si effettua in
senso antiorario. Da Ville sur Sarre seguire l'asfalto verso Touraz (incominciare
quindi procedendo in direzione E ed abbandonare la strada dei Salassi una volta
incontrato il bivio per Touraz). Terminato l'asfalto seguire l'interpoderale
stando nella sinistra idrografica del vallone. Raggiunti i vasti pianori della
conca ai piedi della Chaligne, continuare in direzione del Mont Fallere sempre
sull'evidente sterrato. Una volta avvistata una croce in legno, puntare decisamente
in quella direzione (O).
Raggiunta questa, si vede dalla parte opposta della conca l'interpoderale che
sale verso il Monte Rosso di Vertosan. Attraversare i prati, prima salendo leggermente,
poi traversando a mezza costa lungo "i sentieri delle capre" che rigano
il pianoro. E' quasi tutto pedalabile anche in questo tratto un po' improvvisato.
Raggiunto l'interpoderale, salire fino alla fine di quest'ultimo, proprio ai
piedi del Monte Rosso, giusto per godersi un bello scorcio sulla Grivola. Se
non si vuole salire l'interpoderale scende senza particolari difficolta su Vetan.
Da Vetan c'è asfalto fino alla macchina. Raggiunto Petit Sarriod prendere
a sinistra. La strada risalirà fino a Verrogne per poi planare su Bellon,
Ville Sur Sarre.
Alternative: una volta raggiunta la croce un sentiero taglia sotto la Becca France in direzione Combelin (NO - SE). Questo è l'itinerario proposto dal libro di Matteo Giglio "In Valle d'Aosta con la MTB".
Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Massiccio del Monte Bianco - F. 4 - Scala 1:50000.
Impegno fisico: salita nè dura nè sottovalutabile. In caso di discesa da Vetan ricordatevi di lasciare qualche briciolo di energia per affrontare le rampe asfaltate per tornare alla macchina.
Prestare particolarmente attenzione a: l'orientamento. Mentre nella prima parte è difficile sbagliare, la seconda è un po' improvvisata. La zona, in caso di bel tempo, non da problemi. Da qualche parte si scende sempre. Importante, una volta ragginto Vetan e poi Petit Sarriod, è tornare verso Ville Sur Sarre, altrimenti vi troverete ad Avise con la macchina sopra Aosta, ma di tanto!
Acqua: qualcosa si trova, ma penso sia molto meglio partire con il pieno.
Vie d'uscita: il lato di salita. Non affrontare il versante di discesa in caso di problemi.
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4. Champtornè - Lago Cignana - Mont Pancherot.
Partenza ed arrivo. Torgnon, località Champtornè (1 km oltre l'area Pic Nic). Facile parcheggio.
Itinerario. Gita per famiglie fino
al lago di Cignana. Un interpoderale grande quanto un'autostrada porta fino
al lago, alternando tratti di discesa alle salite (ricordarsi al ritorno che
le fasi saranno invertite!). Mi rifiuto di spiegarvi come si fa ad arrivare
al lago, in quanto sarebbe un insulto alla vostra intelligenza.
Raggiunta la diga, pedalateci sopra attraversando lo stretto intaglio nel cancello
chiuso e continuare a seguire l'interpoderale fino ad affrontare la ripida rampa
(qui la gita non è più per famiglie) che porta all'alpe Cignana
e, quindi, pedalate fin dove riuscite lungo i prati che salgolo alla Finestra
di Cignana (2.441).
Qualcuno asserisce che è possibile andare in bici fino al Mont Pancherot.
Gli cedo volentieri i gradi di sommo acrobata e lascio la bici al colle, per
raggiungere, dopo una rilassante passeggiata di 20 minuti la vetta del Pancherot.
Luogo molto ma molto panoramico.
Alternative: attrezzarsi per la traversata Champtornè - Perreres tramite passaggio dalla Finestra di Cignana. Ma non è un granchè, asserisce chi l'ha già fatta!
Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Cervino-Matterhorn e Monte Rosa- F. 5- Scala 1:50000.
Impegno fisico: poca roba fino al Cignana, ad eccezione della salita terminale al lago. Qualcosina in più per raggiungere la Finestra di Cignana.
Prestare particolare attenzione a: il ripieno dei panini. Ottimo ed abbondante. Attenti anche agli esorbitanti prezzi del Rifugio Barmasse, posto presso il lago di Cignana.
Acqua: reperibile nell'area pic-nic e presso una baita appena prima di arrivare al lago.
Vie d'uscita: per le persone non molto allenate potrebbe essere un problema superare il tratto di salita che si presenta al ritorno una volta scesi dal lago. In caso di gambe molli fermarsi al colletto antistante la depressione che lo separa da Cignana.
Link alla pagina dell'itinerario
5. Degioz - Orvieille - Nivolet - Pont
Partenza ed arrivo: Degioz (non sempre facile trovare un buco di parcheggio!)
Itinerario. La cosa più difficile
è trovare il punto di partenza. Un piccolo bivio proprio di fronte all'Albergo
Gran Paradiso, introduce ad un breve tratto d'asfalto. Appena dopo il ponte
sulla Dora, prendere a destra e, dopo pochi metri, girare sulla sinistra. L'asfalto
termina dopo il primo tornante per confluire direttamente nel seniero che porta
verso Orvieille. Subito la pendenza è impressionante: pedalare da freddi
qui è un po' rovinarsi la gita.
Dopo oltre 6 km di bosco si sbuca in una radura. E' il pianoro di Orvieille.
Superata la casa dei Forestali (acqua) prendere in diagonale (poco pedalabile)
in direzione S-SO. Si entra, dopo aver fiancheggiato una croce e l'alpe Sopranaz,
nel vallone del Nampio. L'evidente sentiero porta dritto al lago Djouan: sono
necessarie acrobazie per rimanere sempre in sella.
Superato il lago lasciandolo sulla sinistra con una piacevolissima traversata
si risale verso la cresta Manteau, che separa il Nampio dal vallone delle Meyes.
Bici a spalla per un durissimo quarto d'ora.
La discesa nelle Meyes è interamente pedalabile e molto accattivante.
Arrivati nel pianoro delle Meyes seguire il sentiero che lo attraversa, risalendo
leggermente dopo un guado difficile del torrente che scende dal Taou Blanc e
proseguire sempre a mezza costa.
Raggiunto un evidente segnavia metallico con le paline gialle si può:
proseguire dritti sempre a mezza costa per raccordarsi con lo sterrato che porta
al Nivolet, oppure scendere a sinistra per raggiungere subito la croce d'Arolley.
Se si ragginunge il Nivolet, per tornare indietro, lasciare la strada nelle
vicinanze della sbarra ed immettersi nel sentiero che taglia in diagonale il
pianoro del Nivolet. Alcuni tratti non sono pedalabili, soprattutto quello che
scende dalla croce d'Arolley fino a Pont. Da Pont l'asfalto riporta a Degioz.
Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Parco Nazionale del Gran Paradiso - F. 3 - Scala 1:50000
Impegno fisico: notevole, sia per i ripidi tratti pedalabili che per quelli con la bici a spalle. Particolarmente faticosa la risalita della cresta Manteau per scendere nelle Meyes.
Prestare particolarmente attenzione a: alla preparazione fisica. Questo itinerario non può essere affrontato in precarie condizioni, data la sua particolare durezza.
Acqua: alla partenza ed a Orvieille.
Vie d'uscita: una volta arrivati nel vallone delle Meyes non c'è possibilità di uscita d'emergenza. Bisogna in ogni caso risalire. Più dolce verso il Nivolet, ma lungo tratto a piedi per scendere a Pont. Più dura la salita verso la cresta Manteau e delicata discesa in pietraia verso il lago Djouan. Dal vallone del Nampio fino a Degioz è discesa sul sentiero già percorso in salita.
Link alla pagina dell'itinerario
6. Col Champillon - Conca di By - Alpe Filon e Alpe Thoules
Partenza ed arrivo: col Champillon (oppure Doues), comune di Doues. Da Aosta in direzione Gran San Bernardo, poi Valpelline, poi Doues.
Itinerario. Percorso
logisticamente molto semplice in un panorama grandioso. Dal Champillon imboccare
lo sterrato a prosecuzione dell'asfalto. Ignorare qualsiasi deviazione, non
c'è mai un bivio difficile da interpretare, e proseguire prima lungo
la discesa di quasi 2 km, poi la strada prende a salire con uno strappo secco,
poi dolcemente seguendo ampi curvoni. Sempre assecondando salite facili si raggiunge
l'evidente Conca di By, aggirata la quale la strada incomincia gradatamente
a salire maggiormente. Raggiungo l'alpeggio di Balme, evidente ed unica strozzatura
morfologica del territorio, la strada sale decisamente superando un paio di
tornanti (le foto sono assai esplicative). Quindi la salita prosegue su ampi
rettilinei delimitati da tornanti. Al km 12, raggiunto un tornante, da esso
parte una strada appena accennata che in 2,5 km porta all'Alpe Filon (m. 2.481).
Se proprio non potete fare a meno di provare il brivido della traversata nei
prati potrete raggiungere l'Alpe Thoules tramite un sentiero delle capre, che
dal Filon taglia il prato sottostante e raggiunge in qualche modo Thoules. Attenzione:
in caso di nebbia evitare, essendo l'Alpe di Thoules non visibile dal Filon.
Molto più semplice ritornare da dove siamo saliti, cioè al "tornante
bivio" e risalire, per 10 minuti circa la strada fino all'Alpe Thoules,
punto ove termina lo sterrato. Proprio ai piedi della massa rocciosa del Mont
Gelè.
Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Massiccio del Monte Bianco - F. 4- Scala 1:50000 oppure La Valpelline (sempre IGC) - Scala 1:30000 - venduta solo localmente.
Acqua: un paio di fontane salendo da Doues al Champillon. Una splendida proprio al Champillon. Altre acque lungo il percorso, ma occhio agli insediamenti di uomini e bestie.
Impegno fisico: gita tranquilla per chi è allenato, ideale per il principiante che vuole farsi un'idea della MTB in quota.
Prestare particolare attenzione a: ripieno dei panini. Ottimo ed abbondante.
Vie d'uscita: stesso percorso anche al ritorno. Per chi avesse poche gambe si ricordi che al Champillon deve risalire per tornare indietro!
Link alla pagina dell'itinerario
7. Val Ferret: Rifugio Elena & Rifugio Bertone
Rifugio Elena: partenza dal termine dell'asfalto della Val Ferret, in località Arnouva. 3 km di carrozzabile facile su pendenze non proibitive. L'ABC per chi volesse toccare con mano cosa significhi andare in MTB. A sè stante è una gita senza senso!
Itinerario. Terminato l'asfalto proseguire lungo lo sterrato. Un paio di lunghi diagonali e poi uno zig-zag finale portano al Rifugio Elena. Tutto molto semplice. Tanti turisti a piedi lungo il percorso nei mesi canonici!
Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Massiccio del Monte Bianco - F. 4- Scala 1:50000.
Acqua: non c'è lungo il percorso. Necessario provvedere mentre si sale l'inizio della Val Ferret.
Impegno fisico: trascurabile.
Prestare particolare attenzione a: traffico pedonale sullo sterrato.
Rifugio Bertone: partenza dal ponte sulla Dora in località Planpincieux.
Itinerario: ad un km circa oltre Planpincieux, al termine di un lungo pianoro seguito da due strappetti, compare un ponte sulla Dora. Imboccarlo e seguire il sentiero. L'unico bivio che trae in inganno lo si incontra 100 metri dopo il ponte. Seguendo fedelmente il tratturo principale si finisce dritti ad una cascina. Occhio invece a seguire il sentiero che sale verso la cresta delle Saxe, spartiacque che separa la sinistra orografica della Val Ferret dalla Val Sapin. Una volta imboccato il sentiero giusto non ci sono più problemi. Nota: è possibile, una volta raggiunta la "Spalla della Saxe" scendere al Bertone e continuare la discesa molto tecnica sulla mulattiera della Val Sapin. La discesa è altamente tecnica e pericolosa nel primo tratto (tornante su precipizio: occhio!). Poi presenta soltanto difficoltà di equilibrismo. Attenzione anche qui ai numerosi turisti che salgono al Bertone dalla Val Sapin. Il giro ad anello di 17,2 km Courmayeur, Planpincieux, Bertone, Val Sapin, Courmayeur, lo consiglio fuori dai mesi caldi del turismo, onde evitare reciproci smarronamenti.
Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Massiccio del Monte Bianco - F. 4- Scala 1:50000.
Acqua: fontana a metà strada tra Entreves e Planpincieux, seminascosta in un angolo di parcheggio, poi a Planpincieux vicino al noleggiatore di MTB del piazzale utilizzato a mo' di parcheggio stadio del fondo.
Impegno fisico: notevoli strappi di salita lungo il sentiero. Non è una gita per chi soffre di vertigini e non si sente sicuro in spazi aerei.
Prestare particolare attenzione a: sentiero molto trafficato durante il periodo turistico.
Note: per come ho fatto io l'itinerario occorre qualche km di allenamento, in quanto sono quasi 46 km e con 1300 metri di dislivello. Data l'alta percentuale di asfalto i puristi possono storcere il naso. Come ho già detto questa gita va valutata per il contenuto estremamente spettacolare. Da intraprendere solo con tempo bello e visibilità migliore possibile.
Link alla pagina dell'itinerario
8. Val Clavalitè: Fenis - Grand Arpaz
Partenza: da Fenis (ampio parcheggio antistante l'ingresso nel paese) oppure 2 km oltre Pommier, dalla prima interpoderale che lascia la salita asfaltata verso Laycher (vallone del Piller - o salita della Crono Crin).
Itinerario: superba salita dai toni
atletici sostenuti. Se si decide di partire da Fenis si percorrono circa 9 km
di asfalto prima di incontrare lo sterrato, mentre da Pommier si incontra prima
lo sterrato, si sale fino ad attraversare un ponte sul torrente, poi si superano
durissime rampe sterrate per poi ritornare sull'asfalto ... non faccio più
questa variante da un po' di tempo, perchè detto ponte era stato distrutto
dall'alluvione del 94.
Una volta terminato l'asfalto la strada tende a concedere una breve tregua,
per impennarsi 200 m. dopo la prima abitazione sullo sterrato. Improvvise raffiche
di salita impegnano notevolmente il ciclista, alternando brevi tratti in piano,
primaPersonalmente, come ho già scritto nel sito, non sono mai riuscito
a pedalare il "chilometro maledetto", che porta a Clavalitè.
E' una rampa che ho visto poche altre volte, per durezza, continuità,
pendenza ... neanche la temibilissima salita della Bettaforca (un 20% di pendenza
media) è paragonabile a questi 1000 metri di autentico delirio inclinato!
Una volta raggiunto Clavalitè si può rifiatare un pochettino attraversando
il pianoro. Completato il bacino, la strada riprende a salire gradatamente,
a partire dalla casa dei guardiacaccia. Supera un bivio segnalato, aumenta nuovamente
le pendenze e riprende a salire lungo i fianchi di un bosco. Finiti 3 evidenti
diagonali si può godere ancora della vista Clavalitè, per poi
inoltrarsi in direzione Grand Arpaz. Il vallone si stringe notevolmente e la
strada segue, grossomodo, il torrente, sempre alternando pendenze a tratti di
riposo.
Superato l'ultimo ponte, l'interpoderale si calma per un paio di chilometri,
fino a raggiungere l'ultima fatica: l'erta del Grand Arpaz. Si lascia sulla
sinistra il bivio per l'Eyelè e la sua terrificante salita (si sprecano
gli aggettivi di questo genere in Clavalitè!) e si prosegue sulla strada
sempre più incerta. Gli ultimi metri sono difficilmente pedalabili, soprattutto
dopo tutto quello che si è fatto prima! In quasi 20 km si giunge quindi
al Grand Arpaz.
Cartografia. Istituto Geografico Centrale - Il Parco Nazionale del Gran Paradiso - F. 3 - Scala 1:50000
Impegno fisico: come si è potuto intuire è una salita di notevole dispendio di energie. E' consigliabile non forzare troppo nella parte bassa, per poter godere almeno del tratto terminale, che è comunque impegnativo! Sconsiglio vivamente questo itinerario a principianti, poco allenati e cardiopatici.
Acqua: a Fenis, Pommier, prima di arrivare a Clavalitè (presso una casa leggermente scostata dall'interpoderale ed una fontana dallo sgocciolio avaro), ed un paio di fontane a Clavalitè.
Prestare particolare attenzione a:
la discesa. E' velocissima ed invoglia parecchio, date le ottime condizioni
dello sterrato. Il "chilometro maledetto" è veramente pericoloso
nel caso in cui siate lanciati e vi trovaste improvvisamente davanti un camion
o un fuoristrada!
Sconsiglio di intraprendere questo itinerario prima di Giugno, perchè
c'è la possibilità che uno scarico di valanghe ostruisca l'ingresso
al pianoro terminale, proprio a pochi metri dall'ultimo ponte. Tale deposito
di neve è comunque passabile, ovviamente con qualche difficoltà.
Ultimo aspetto importante: informatevi quando è aperta la caccia. Se
non ricordo male a partire dall'ultima settimana di settembre nei giorni giovedì,
sabato e domenica. Potrebbero farvi questioni i guardiacaccia della tenuta,
anche se legalmente non è possibile impedire il passaggio a chiunque
in territori di alta montagna su sentieri o strade!
Vie d'uscita: ritorno sull'itinerario di salita
Link alla pagina dell'itinerario
9. Traversata Cervinia - Colle Superiore delle Cime Bianche - Valtournanche
Partenza: piazzale impianti delle Cime Bianche di Valtournanche (nell'itinerario descritto sono partito da Cervinia non avendo valutato la possibilità di traversare ... sconsiglio di lasciare l'auto a Cervinia per non dover risalire da Valtournanche al Breuil su asfalto)
Itinerario: in 9 chilometri si raggiunge
il piazzale degli impianti per Plateau Rosà a Cervinia, lungo la strada
regionale principale. In altrettanti 9,1 km di sterrato ripido sostenuto si
sale fino all'arrivo della seggiovia Gran Sommetta, posta a quota 3.105 m. Lo
sterrato si imbocca proprio a nord del parcheggio e sale senza bivi dubbi fino
agli impianti intermedi, posti ai piedi di Plateau Rosà. Da questo punto
la strada piega in direzione E-NE, addolcendosi un pochettino (poca roba!).
Una serie di tornanti introduce l'ultimo strappetto per arrivare al colle Superiore
delle Cime Bianche (2.982 m.). Per godere appieno del panorama è opportuno
affrontare il sacrificio della ripida rampa d'accesso al termine della seggiovia,
a NE della quale vi è una quota che permette di godere appieno della
vista sui ghiacciai del Ventina, sul Cervino e sulla testata della Val d'Ayas.
E' facile imbattersi anche in branchi di stambecchi, soprattutto sulle pietraie
alte in direzione Gobba di Rollin. Panorama anche sui laghi morenici nel bacino
d'Ayas, e sul monte Roisetta e Gran Tournalin, oltre che sulle altre vette dello
spartiacque Val d'Ayas - Val di Gressoney.
La parte più complessa (si fa per dire ...) è la discesa. Con
perfetta visibilità non è difficile individuare lo stretto intaglio
che caratterizza il colle Inferiore delle Cime Bianche (2.896 m.). L'evidente
tratturo segue a grandi linee l'impianto di risalita invernale che porta a tale
colle per poter rientrare su Valtournanche. Lo fa anche la stradina, impennandosi
per un centinaio di metri. Raggiunto il colle la discesa continua, ora molto
ripida ed irregolare, ora decisamente più agevole, fino a raggiungere
il Gran Pian, ove vi è anche un rifugio aperto nei canonici mesi estivi.
La discesa prosegue fino alla località Ollia. Qui c'è l'arrivo
della funivia che parte da Valtournanche oltre ad un piccolo santuario denominato
Madonna della Salette. Poco prima della chiesa c'è un bivio segnalato
che indica a sinistra la strada per Valtournanche - Cheneil, a destra per Breuil
Cervinia. E' il sentiero della Grande Balconata (del Cervino) che digrada su
Perreres, località a poco dislivello (ed un paio di chilometri) da Cervinia.
Potrebbe servire in caso di auto a Cervinia. Nel nostro caso abbiamo optato
per la discesa su Valtrournanche in quanto, durante il nostro transito, si stava
scatenando un violento temporale. La discesa su Valtournanche, in queste condizioni
meteo, offre sicuramente maggiori probabilità di riparo ... In breve
si giunge all'asfalto che porta molto facilmente su Valtournanche.
Cartografia
Impegno fisico: salita sterrata dalla pendenza media ragguardevole (intorno al 14%), pure ad alta quota. Si raggiungono e si superano i 3.100 m. In alcuni tratti è meglio scendere e non pedalare ... anche se è possibile rimanere in sella lungo tutto il percorso.
Acqua. Un minuscolo "burnel" tra Perreres e Cervinia ed una fontana situata appena imboccato lo sterrato oltre il parcheggio degli impianti di Plateau Rosà, nei pressi di una cascina (non è visibile la fontana dal parcheggio ...). Poi occorre arrangiarsi.
Prestare particolare attenzione a:
itinerario di alta quota, quindi anche la più torrida delle giornate
si può trasformare in qualcosa di poco piacevole. Ricordo che a tale
quota d'estate può nevicare!
Attenzione alla discesa: improvvisi cambi di pendenza su tratturo zeppo di instabili
sfasciumi. Tali tratti sono alquanto insidiosi perchè non c'è
assolutamente visibilità. La zona è zeppa di turisti a piedi,
soprattutto durante luglio - agosto. Attenzione perchè potreste trovarveli
di fronte uscendo da uno di questi "trampolini" e vi assicuro che
la frenata è perlomeno difficoltosa.
Se siete poco pratici dei luoghi, in caso di nebbia fitta, scendete su Cervinia
senza traversare, onde evitare di arrivare a Saint Jacques (in Val d'Ayas) e
dover fare un po' d'asfalto in più per recuperare la vettura.
Vie d'uscita: in caso di problemi nei pressi del Colle Superiore delle Cime Bianche è meglio scendere su Cervinia. Il punto di non ritorno (su Cervinia) è il primo ripodo sbalzo sterrato appena sotto il Colle Superiore. Se non siete pratici del dedalo di stradine lungo gli impianti di Valtournanche, scendete decisi sull'interpoderale più evidente: vi porterà all'asfalto Cheneil - Valtournanche.
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